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Da qualche anno ho un piccolo orto che coltivo in maniera biologica.

Se la luna CALANTE è indicata per le colture IPOGEE cioè quelle che si sviluppano nelle radici come mai voi consigliate la semina delle Carote in luna CRESCENTE (epigee)?

(Antonio)

Risposta

Ciao Antonio, hai ragione c’è una contraddizione in questo, ma è proprio così o almeno così vuole la tradizione. La carota fa eccezione e pure essendo una pianta da radice, va seminata in luna crescente. Ho controllato ovunque e solo pochissimi ne consigliano la semina in luna calante e forse perché hanno fatto la tua stessa deduzione.

Ti linko la scheda della carota dall’Almanacco Barbanera che forse è il più autorevole in questo senso e come vedrai consiglia la semina in luna crescente. La spiegazione è che la luna crescente accelera la crescita dei vegetali e siccome la carota è un ortaggio lento (come quasi tutte le ombrellifere) viene seminato con la luna ascendente.

Non basta prendere una patata e metterla nel terreno per fare nascere una nuova pianta! Oddio, con molta fortuna potrebbe anche succedere! Ma nell’orto non possiamo affidarci alla fortuna per avere buoni raccolti, quindi è meglio capire fin da subito come fare per evitare errori e iniziamo preparando correttamente le patate da semina, una volta scelta la varietà e stabilito quando seminarle.

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Se stiamo stufi degli ortaggi che vanno ripiantati ad ogni stagione il Rafano, Cren o Barbaforte (Armoracia rusticana) fa al caso nostro. Il Rafano è un ortaggio perenne molto facile da coltivare, ha un bellissimo fogliame scuro molto decorativo e fiorellini bianchi riuniti in racemi (mazzi).

Appartiene alla famiglia delle crucifere (come i cavoli per intendersi), ma del rafano viene usato il rizoma (la parte sotterranea). Si adatta bene ai climi freschi e forse per questo è molto diffuso in Trentino-Alto Adige, ma si può coltivare anche in pianura o nelle zone pre-appenniniche a patto di non fargli ‘soffrire il caldo’ e mantenere il suolo fresco.

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Il periodo di semina della patata è molto lungo, varia in base alla zona dove abitiamo e in base alla varietà colturale prescelta. Iniziamo col dire che la patata non teme il freddo, ma il caldo e la siccità.

Ho per il carciofo una simpatia innata. Sarà perché sono nata a Empoli, luogo che dà il nome ad una specifica varietà di carciofo, il cosiddetto carciofo empolese, o perché vivo in Val di Cornia, altro luogo dove  esiste un’altra varietà tipica, il violetto della Val di Cornia, fatto sta che dove vado io il carciofo è di casa.

Il Rabarbaro (Rheum) appartiene alla famiglia delle Poligonacee è una delle poche piante perenni  del nostro orto, infatti insieme al carciofo e all’asparago è una delle poche piante che non vanno riseminate ogni anno. E già questo è un bel vantaggio!

L’altro aspetto positivo è la precocità: il rabarbaro è fra le prime piante dell’anno ad offrire all’orticoltore le prime soddisfazioni! E poi c’è l’aspetto estetico che non va assolutamente trascurato: le sue coste rosse, le foglie verde intenso, talvolta rigate di rubino, sono molto decorative (il Rheum Palmatum è forse quello più ornamentale).

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In Toscana le fave (Vicia faba) si mangiano appena colte, crude con il formaggio. ‘Pecorino e baccelli’ (perché così si chiamano le fave sulle rive dell’Arno) sono una vera prelibatezza per dare il benvenuto alla bella stagione.

Ma per averle disponibili in primavera bisogna seminarle adesso e non in tutti i posti è possibile la semina autunnale…

Quando si seminano le fave – A sud o nelle zone a clima mite si seminano all’aperto in novembre, anche se qualche piantina verrà mangiata dai topi e qualcuna non resisterà al freddo, la maggior parte arriverà sicuramente a destinazione, ovvero sulla nostra tavola in primavera.

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Riccia o liscia? Di indivia ce n’è per tutti i gusti: riccia a foglie increspate o scarola con foglie più dritte e lisce. E moltissime sono le varietà sia della riccia (Bianca Riccia, Pancalieri, Riccia d’inverno, ecc,) che della scarola (Casco d’oro, Cuore Pieno, Jeti, ecc,)

Pur essendo del tutto simili, quanto a terreno, coltivazione e raccolta, l’indivia riccia è meno resistente al freddo. Alcune varietà possono essere raccolte durante l’autunno e l’inverno a patto di proteggerle, perché le brinate precoci e le gelate invernali potrebbero danneggiarle. Per un consumo tardivo è meglio quindi scegliere varietà resistenti al freddo e prevedere delle piccole coperture se il termometro dovesse scendere di troppo sotto lo zero.

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Da oltre un anno sono pensionato e quasi in concomitanza sono andato a vivere in una casa circondata da alcune piante di ulivo e dove ho creato un piccolo orto. Devo riconoscere che il contatto con la terra cambia la qualità di vita, ma è anche vero che la cura che ti chiede è un impegno serio e solo con la passione non avverti l’affaticamento. Ovviamente questo commento viene da chi prima si occupava di altro. Un detto delle mie parti recita: l’ortu vo (vuole) l’omu mortu; nel senso che devi dedicargli molto tempo.

Volevo sapere da voi se la semina e le altre attività dell’orto devono tener conto delle fasi lunari come sostengono i contadini anziani.

( Giancarlo )

Risposta

Ciao Giancarlo, sulla luna i pareri sono molti e controversi. Ci sono gli scettici che non credono minimamente all’influenza della luna e non sanno neppure cosa sia un calendario lunare e quelli che senza sapere in quale fase sia la luna non si tagliano neppure i capelli.

Per quanto mi riguarda credo che la luna influenzi la vita della terra e dell’uomo (le maree ne sono la dimostrazione) e quindi anche quella delle piante. Sono cresciuta con Frate Indovino appeso alla parete e con mia nonna (prima) e mia madre (dopo) che lo consultavano continuamente ed io non posso certo rompere una tradizione atavica!

Quando mi è possibile controllo la luna per seminare, trapiantare, tagliare il prato, etc, ma ogni tanto per fare conciliare il tempo che ho a disposizione, con il tempo meteorologico o con altre questioni pratiche, mi succede di mancare per un giorno la giusta congiuntura astrale e, pur dispiacendomene, la notte dormo lo stesso.

Non nego che sono molto affascinata dalle teorie della ricercatrice Maria Thun, per cui la luna nel suo percorso attraverso le dodici costellazioni dello zodiaco influenza a turno le varie parti della pianta: radici, foglie, stelo, frutto e fiore e che per questo sarebbe necessario guardare oltre alla luna anche ai trigoni zodiacali, ma personalmente fino adesso non ho avuto la pazienza e il tempo di approfondire l’argomento.

Quindi pur credendo fermamente che la luna governi la vita delle piante, assieme al sole, alla pioggia, al vento, al gelo, alla terra, etc. mi limito a controllare le fasi lunari, ma sono lontana dal fare la carta del cielo per piantare un ravanello.

Claudio è uno che ama l’orto e ha voglia di condividere con gli altri le proprie esperienze. Questa volta ha spedito ad InOrto questo consiglio che riguarda, come la chiama lui, la ‘semina in cattività’ per facilitare la vita di coloro che hanno difficoltà a fare spuntare qualche germoglio…

La semina in cattività è una tecnica che ho sperimentato qualche anno fa a causa dei numerosi fallimenti ottenuti nel piantare semi, di qualsiasi natura, direttamente in terra. L’idea mi è stata suggerita dai ricordi della mia infanzia, quando la mia maestra mi faceva vedere come da una lenticchia o un fagiolo, potesse nascere una radice.

Applicando questa tecnica avrete garantito non solo una selezione di semi sani, ma anche la sicurezza della loro trasformazione in terra. Quello che vi serve sono delle vaschette di alluminio da cucina e dell’ovatta. Nel periodo della semina adagiate il primo strato di ovatta sul fondo della vaschetta e bagnatelo con acqua (non deve essere gocciante) dopodiché distribuite i semi in modo ordinato. Fatto questo coprite i semi con un altro strato di ovatta precedentemente bagnato allo stesso modo del primo e ponete la vaschetta in un luogo caldo e luminoso. Ricordate di annaffiare al momento del bisogno. Dopo qualche giorno i semi cominceranno a produrre i loro simpatici “ciccetti” ed è proprio in quel momento che dovrete toglierli con cura dall’ovatta e porli in terra, ovviamente ricoperti, a distanza tra di loro a secondo del tipo di pianta che avrete scelto.

( Claudio )

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